Educazione emozionale: intervista a Chiara Motterlini
Ciao famiglia! 🧡
Ti è mai capitato di sentirti un po’ perso tra i pianti, i “no” e quella stanchezza che a fine giornata ti fa sentire un genitore “sbagliato”? Spesso cerchiamo la soluzione magica nei manuali, ma la verità è che il segreto per stare bene con i nostri figli parte proprio da noi e da come impariamo ad ascoltare le nostre emozioni. Per questo oggi facciamo quattro chiacchiere con una persona speciale: Chiara Motterlini, una pedagogista che ha trasformato l’educazione emozionale in una vera missione (e in un podcast seguitissimo!). Preparatevi, perché le sue parole sono una boccata d’ossigeno per ogni genitore.

Chi è Chiara Motterlini: raccontaci brevemente il tuo percorso e la missione che porti avanti con il tuo progetto e il tuo podcast “Educazione emozionale come stile di vita.
Sono un’educatrice, pedagogista e mediatrice familiare e da molti anni lavoro in ambito educativo accompagnando bambini, adolescenti e adulti nei loro percorsi di crescita. Insegno anche yoga ai bambini e facilito pratiche di mindfulness, strumenti che considero preziosi perché aiutano a sviluppare ascolto, presenza e consapevolezza, che oggi mancano tantissimo nella vita quotidiana di molti adulti e di molti bambini. Lavoro nel mio studio in provincia di Bergamo, ma seguo anche famiglie e ragazzi online, perché sento molto forte il desiderio di rendere questo lavoro accessibile a più persone possibile. Ogni martedì, nel mio podcast ‘Educazione emozionale come stile di vita’, parlo proprio di questo: di educazione emozionale, di relazioni, di fatica educativa, di ascolto, di limiti, di consapevolezza e di tutto ciò che può aiutare un adulto a stare meglio con sé stesso e, di conseguenza, anche con i bambini che accompagna. La mia missione è portare l’educazione emozionale in tutti i contesti della vita, non solo nel mondo dell’infanzia, ma anche e soprattutto nel mondo adulto. Per me non è una tecnica, non è qualcosa da usare solo quando c’è un problema, ma è un modo di stare nelle relazioni, un modo di comunicare, di ascoltare, di osservare e di vivere.
Cosa significa oggi per un genitore educare con consapevolezza emotiva e quali sono le sfide più grandi che riscontri nelle tue consulenze?
Per me educare con consapevolezza emotiva significa, prima di tutto, iniziare da sé. Molte volte si pensa che educare alle emozioni significhi spiegare ai bambini come si sentono o insegnare loro a comportarsi meglio. In realtà il punto centrale è un altro: un adulto può accompagnare un bambino nelle sue emozioni soltanto se comincia a riconoscere e ad ascoltare le proprie. La consapevolezza cambia profondamente il modo di stare nelle relazioni: cambia il modo di parlare, di reagire, di attraversare i conflitti, di mettere limiti, di ascoltare un figlio, ma anche di ascoltare sé stessi. Oggi siamo spesso immersi nel fare continuo, nella fretta, nel giudizio verso gli altri e verso noi stessi; abbiamo un dialogo interiore molto duro, ci ascoltiamo poco e comunichiamo ancora meno in maniera chiara e gentile.
Essere consapevoli di ciò che sentiamo significa imparare a dare un nome alle emozioni, riconoscere quello che ci succede dentro e riuscire a comunicarlo in modo rispettoso. Sembra una cosa semplice, ma non lo è, perché quasi nessuno è stato educato a farlo; non ci hanno insegnato ad ascoltare il nostro sentire, a nominarlo, a comprenderlo e a comunicarlo senza ferire o senza trattenerlo fino a esplodere. La difficoltà più grande che incontro nelle consulenze, con bambini, adolescenti e adulti, è proprio questa: la mancanza di consapevolezza di ciò che si prova e la difficoltà nel comunicarlo. Molte persone trattengono tutto, si zittiscono, si adattano, accumulano; altre invece comunicano il proprio disagio in modo aggressivo, duro, disordinato. In entrambi i casi manca uno spazio di alfabetizzazione emotiva, manca la possibilità di sentire e di dire ciò che si prova in modo sano per sé e per gli altri.
Per questo credo che oggi parlare di educazione consapevole sia fondamentale! Non riguarda solo il rapporto con i figli, ma il modo in cui viviamo ogni relazione. Un genitore, un insegnante, un educatore che sviluppa maggiore consapevolezza può accompagnare meglio un bambino a riconoscere le proprie emozioni, a regolarle e a comunicarle con rispetto, ed è un lavoro che parte sempre dagli adulti.
Nelle nostre guide parliamo spesso di traguardi come lo spannolinamento o l’alimentazione. Qual è il consiglio pedagogico d’oro per affrontare questi momenti rispettando le emozioni del bambino (e del genitore)?
La prima cosa che sento importante dire è che non esistono regole identiche per tutti, non esiste una formula valida per ogni bambino, per ogni genitore, per ogni famiglia. Ogni bambino ha i suoi tempi, la sua sensibilità , il suo percorso e ogni adulto fa quello che può con gli strumenti che ha in quel momento, per questo, nel mio lavoro, non parto mai dal giudizio. Se però dovessi dire quali sono i due ingredienti fondamentali che possono guidare davvero un adulto in tutte le fasi della crescita, direi l’ascolto attivo e l’osservazione. Sono due chiavi essenziali, sempre, a prescindere dal tema di cui stiamo parlando, che si tratti di spannolinamento, nanna, compiti, capricci, gestione delle emozioni, litigi tra fratelli o preadolescenza, ascoltare e osservare in modo autentico cambia tutto.
Molte volte l’adulto pensa di dover intervenire per cambiare il bambino, per correggerlo, per insegnargli qualcosa in tempi rapidi, in realtà il compito educativo è prima di tutto accompagnare. Accompagnare significa osservare i segnali, rispettare i tempi, creare un contesto in cui il bambino possa sentirsi sostenuto, compreso e gradualmente più autonomo. Prendiamo lo spannolinamento, per esempio, non può essere vissuto come una scadenza da imporre o come una prova da superare, non c’è una data uguale per tutti, non c’è un momento giusto deciso dall’esterno. C’è piuttosto un adulto che osserva, ascolta, coglie i segnali di prontezza e accompagna il bambino in un passaggio importante della sua crescita, senza forzature, senza umiliazioni, senza lotte di potere.
Lo stesso vale per ogni altro traguardo evolutivo: quando accompagno un bambino verso una nuova autonomia, sto anche costruendo la sua autostima, e l’autostima non nasce dalla pressione, nasce dal sentirsi accolto, capace, sostenuto. In questo senso la comunicazione fa una differenza enorme: le parole che usiamo, il tono con cui parliamo, il modo in cui restituiamo al bambino fiducia o sfiducia incidono tantissimo sull’immagine che lui costruisce di sé. Per questo ritengo che educazione emozionale e comunicazione non violenta siano strumenti concreti e quotidiani, non concetti astratti. Possono aiutare un genitore a sostenere il proprio figlio senza invaderlo, a guidarlo senza schiacciarlo, a essere presente senza forzare. Ed è proprio questo che, nel tempo, rende possibile una crescita più serena e più solida.
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Nel tuo podcast tratti temi profondi. C’è un episodio in particolare che consiglieresti assolutamente a chi scopre il tuo profilo oggi per iniziare questo percorso?
Se una persona scopre oggi il mio profilo e il mio podcast, consiglierei di iniziare dal primo episodio, perché è quello in cui mi presento, racconto il mio percorso e spiego come mi sono avvicinata all’educazione emozionale. Credo sia un buon punto di partenza per capire chi sono, come lavoro e quale visione porto avanti. La voce, rispetto alla lettura, ha una forza particolare, perché permette di cogliere anche il tono emotivo con cui certe cose vengono dette, e per me questo ha valore. Nel podcast non condivido soltanto contenuti, ma anche un modo di stare accanto alle persone che ascoltano. Un episodio a cui sono molto legata è anche il numero 44, quello in cui parlo del Summer Camp in natura che organizzo per i bambini della primaria. Lo scorso anno è stata la prima volta in quell’azienda agricola, circondati dalla natura e dagli animali, ed è stata un’esperienza intensa e piena di significato. In quella puntata racconto non solo un progetto, ma anche un pezzo importante del mio modo di intendere l’educazione: concreta, viva, immersa nella realtà , nel corpo, nelle relazioni e nell’esperienza diretta. In generale, nel podcast affronto molti temi che riguardano la vita quotidiana delle famiglie e della scuola: parlo di castighi, punizioni, ricatti, tecnologia, dispositivi elettronici, routine, outdoor education, mindfulness, educazione emozionale in famiglia e in classe. La mindfulness, in particolare, per me è uno strumento fondamentale, perché può aiutare adulti e bambini a fermarsi, ad ascoltarsi e a sviluppare maggiore consapevolezza nella quotidianità .
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Qual è il tuo prossimo grande obiettivo professionale? C’è un sogno nel cassetto che ti piacerebbe realizzare per supportare ancora di più le famiglie italiane?
In questo momento sento che alcuni dei miei sogni li sto già realizzando, e questa per me è una grande gioia. Anche nella mia vita personale sto vivendo un momento molto importante, perché quest’anno mi sposo con una persona che per me rappresenta un incontro prezioso. Avere accanto qualcuno con cui costruire un dialogo profondo, con cui affrontare anche i conflitti come occasioni di crescita e non come rotture, è qualcosa che considero molto importante. Anche questo, in fondo, parla di educazione emozionale vissuta nella realtà .
Sul piano professionale, uno dei progetti a cui tengo di più è la crescita dei miei percorsi online di educazione emozionale in famiglia e di educazione emozionale in classe. Il mio desiderio è arrivare sempre di più nelle case, nelle vite quotidiane delle persone, offrendo uno spazio concreto, accessibile e continuativo in cui un genitore, un insegnante o un educatore possano trovare sostegno, strumenti, ascolto e confronto.
Mi immagino una persona che, nel momento del bisogno, possa aprire un’applicazione e trovare un luogo in cui sentirsi accompagnata: con masterclass, workshop live con me, contenuti pratici, possibilità di scrivere, di confrontarsi, di non sentirsi sola nella fatica educativa. Penso a una mamma che arriva a sera stanca, o a un’insegnante che sente il peso della giornata, e che possa avere uno spazio serio e umano in cui fermarsi, ritrovarsi e ricevere orientamento.
Quello che mi sta a cuore è portare l’educazione emozionale sempre più vicino alla vita reale delle persone, non come teoria, ma come percorso concreto di crescita personale. Perché ne sono convinta: non è un lavoro che facciamo sui bambini, è prima di tutto un lavoro che facciamo su di noi.
È dall’ascolto di sé, dalla consapevolezza, dalla capacità di riconoscere e regolare le proprie emozioni che nasce poi la possibilità di accompagnare un figlio o un alunno nelle sue. Ed è proprio questo il sogno che continuo a coltivare ogni giorno: aiutare sempre più adulti a partire da sé, per educare con maggiore presenza, chiarezza, gentilezza e responsabilità .
Se ti ritrovi in queste parole e senti che questo modo di educare può fare la differenza nella tua quotidianità , ti invito a conoscere più da vicino il mio lavoro. Sul mio sito trovi i percorsi di educazione emozionale in famiglia e di educazione emozionale in classe, pensati per accompagnare genitori, insegnanti ed educatori con strumenti concreti, momenti di confronto e uno spazio in cui fermarsi e ascoltarsi con maggiore consapevolezza.
Sito web: www.chiaramotterlini.com
Educazione emozionale in famiglia
Educazione emozionale in classe

Insomma, famiglia, avete capito il trucco? Chiara ci ha ricordato una cosa fondamentale: non dobbiamo essere genitori perfetti (che poi, esistono?), ma genitori “presenti”. A volte basta fermarsi un secondo, fare un bel respiro e ricordarsi che se siamo stanchi o nervosi, è normale. Non siamo robot!
Il segreto è non sentirsi soli in questo viaggio. Se volete approfondire e ascoltare la voce di Chiara mentre siete in macchina o state cucinando, cercate il suo podcast “Educazione emozionale come stile di vita”: è una vera ancora di salvezza. E se vi sentite nel bel mezzo di una tempesta emotiva, fate un salto sul suo sito: è il posto giusto per trovare la bussola.
Forza papà , forza mamma, ce la stiamo cavando alla grande! 🦀

